Vacanze Toscane

VIAGGIO RAVENNA – GROSSETO

Testi di Cristina Vioni pubblicati da Cavallo Magazine

Il viaggio a cavallo si è svolto da martedì 24 giugno a sabato 5 luglio 2003.

Undici giorni di viaggio, più uno di sosta circa a metà. Partenza dal Mosquito Ranch di Bagnacavallo (RA) piccolo centro equestre privato nella campagna romagnola. Arrivo a Grosseto, con partecipazione all’Equiraduno. Prima del viaggio abbiamo svolto alcune indagini lungo il percorso, spostandoci durante i fine settimana in macchina. Claudio, con l’aiuto delle sue amate carte IGM 1:25.000 e con i consigli dei vari “cavalieri indigeni” incontrati lungo il percorso ha scelto e costruito a tavolino l’itinerario, che abbiamo in alcuni tratti verificato con il fuoristrada. Nello stesso tempo abbiamo visitato i vari luoghi prescelti come punti tappa, con particolare attenzione per le modalità di sistemazione cavalli. I cavalli sono stati allenati con uscite nei fine settimana per trekking di due, tre giorni, brevi passeggiate e un po’ di lavoro alla corda durante la settimana.

PARTECIPANTI

**(per l’intero percorso, gli altri sono descritti nel Diario man mano che si sono aggregati): Claudio Cotignoli, 46 anni, artigiano, praticante di turismo equestre da diversi lustri, Guida e Cartografo Ante, con il castrone roano di razza Appaloosa di 11 anni Piccolo Roman, detto Romy. Cristina Vioni (la scrivente), 39 anni, impiegata, appassionata di cavalli da sempre, Accompagnatore Ante, con il castrone grigio di 10 anni Indian Sun, di razza araboide, cioè 3/4 arabo + nonna maremmana (!).

DIARIO DI VIAGGIO

Martedì 24 giugno

Stamattina si parte. Selliamo presto, alle 6,30, così evitiamo le ore più calde di questo giugno torrido. A quest’ora si sta bene e i colori sono caldi quasi come quelli del tramonto. Ci avviamo lungo l’argine del fiume Lamone, che seguiremo fino a Faenza. La pianura padana può sembrare monotona rispetto a tanti altri paesaggi più movimentati come le colline, ma in realtà non è così, dall’alto dell’argine l’occhio può estendere lo sguardo quasi all’infinito, e il paesaggio è dolce e riposante. Pescheti e vigneti, e altri impianti di alberi da frutta si alternano ai campi di grano ormai maturo, di barbabietole e mais a comporre il tipico paesaggio romagnolo di pianura. I rumori del traffico sono lontani e dai filari dei peschi giungono le chiacchiere dei contadini impegnati nella raccolta, assieme al ronzio di qualche mastodontica mietitrebbia che lavora in lontananza, avvolta in una nuvola di polvere e pula di grano. I cavalli sono tranquilli, sono partiti dal cortile come per una passeggiata di pochi chilometri intorno casa, non sospettano che li aspetta un viaggio di dodici tappe fino quasi al mare Tirreno. Beh, in realtà non è proprio così, il cavallo di Claudio, Romy è un veterano di questi viaggi e noi sappiamo che ha già capito a cosa sta andando incontro… lo ha capito da una serie di preparativi dei giorni precedenti, dai nostri diversi orari di presenza nel maneggio… e quindi si comporta diversamente dal solito… per una breve passeggiata sarebbe molto più vispo, tenterebbe un trotto a testa alta, attendendo il momento di invertire la direzione di marcia a tornare a casa. Invece procede tranquillo con passo cadenzato, senza sbavature, sa che deve risparmiare e dosare le forze. Indian Sun invece non sa proprio cosa lo aspetta, non ha grande esperienza di lunghi viaggi, ma è comunque un cavallo volonteroso e, passati un paio di giorni, anche Indian capisce che si tratta di andare sempre avanti ed assume un atteggiamento più concentrato, più attento. Sono entrambi cavalli di buon carattere, attenti e docili anche se piuttosto “svegli” di carattere. Il caldo aumenta, ci fermiamo e, dato che non ci sono fiumi né fontane in vista, chiediamo acqua ad una ragazza che innaffia il cortile di casa sua. Come spesso ci accade di constatare, il fascino dei cavalli supera qualsiasi diffidenza e subito sono pronti per Romy ed Indian due secchi di acqua fresca. Proseguiamo aggirando Faenza percorrendo argini di fiumicelli e stradelle di campagna e intorno all’una arriviamo al Maneggio Amico Cavallo di Marzeno (RA), sulle prime colline faentine. Tutto è già pronto per accoglierci, compresi due paddock ombreggiati, fieno e mangime che l’amico Francesco ha preparato prima di portare al mare la sue numerosa prole. Per oggi i cavalli possono riposarsi, da domani cominciano le salite e le tappe più impegnative.

Mercoledì 25 giugno

Anche oggi cerchiamo di alzarci presto per risparmiare ai cavalli la calura delle ore pomeridiane. Ci avviamo in mezzo ai campi di kiwi e alle vigne mentre le ondulazioni del terreno cominciano a farsi sempre più accentuate. Sulle colline intorno a noi i calanchi interrompono le distese verdi e gialle dei prati e dei campi di grano. Queste ferite di argilla grigia aggiungono una insolita nota di asprezza a queste colline così dolci, ma il contrasto non è affatto sgradevole. Lo è invece il caldo che continua ad aumentare… i cavalli sudano, specie nelle salite e la nostra preoccupazione maggiore è trovare il maggior numero di punti acqua dove farli abbeverare. Allontanatici da Faenza arriviamo alla Torre di Ceparano, antico punto di controllo ed avvistamento sulle colline che sovrastano Modigliana. Da qui scendiamo verso il fondo valle per fermarci al Circolo Equestre La Brileta, per la sosta pranzo. L’amico Luigi ne approfitta per offrici da bere e per farci vedere una per una le sue belle fattrici e puledri, di cui va orgoglioso. Ma che caldo fa!!! Decidiamo di partire subito e ci incamminiamo. Attraversiamo l’abitato di Modigliana e saliamo ad imboccare l’antica Via dei Frati, comoda strada bianca che serpeggia a lungo a mezza costa fra le colline e si inoltra verso il cuore dell’Appenino. Comoda quando non fa 40°, adesso i cavalli grondano anche se la salita è molto graduale, così decidiamo di scendere di sella e di camminare a piedi e grondare anche noi, per solidarietà. Indian sfoggia il suo repertorio di espressioni affrante e sfinite, testa bassa, occhioni semichiusi, movimenti lenti e stentati… non ci casco, so che basterebbe invertire la marcia per ritrovarsi in sella ad una specie di Andaluso che steppa, entusiasta di tornare verso casa.. Finalmente arriviamo al sentiero che ci porta, scavalcando un’intera gibbosa e ripida collina, alla casa del Lineto, dove ci aspettano gli amici Giustina, Roberto, Paolo e Federica, che ci ospiteranno stasera. Si tratta di un bel circolo equestre privato, che può ospitare anche cavalieri di passaggio. La casa, citata già in un documento medioevale del 1080, è in sasso con enormi travi di quercia che ne sorreggono i soffiti. I nostri quattro amici ne hanno ormai completato la ristrutturazione, durata vari anni e costata parecchia fatica e infinita pazienza. I cavalli, sistemati in un grande paddock erboso, vi si rotolano e sgroppano. Che bellezza, vuol dire che stanno bene e fatica e indolenzimenti sono ancora lontani. A cena ci raggiungono altri amici per una bella cena al fresco della sera in collina, siamo ancora in Romagna, vicini a casa, ed ogni occasione è buona per sedersi a tavola e festeggiare. Una nota dolorosa per me: non vedo un gradino basso e prendo una formidabile storta al piede sinistro… panico generale, piede gonfio, non riesco a camminare, come faccio ad arrivare a Grosseto? Fortunatamente dopo un lungo impacco di ghiaccio ed una notte a gamba in su riesco a muovermi, ma che bua…cavoli, mi toccherà di zoppicare fino al Tirreno…ma mi spiace soprattutto per Indian, dovrà portarmi in sella più a lungo del previsto, non potrò fare a piedi almeno un terzo del percorso, come nostra abitudine.

Giovedì 26 giugno

Ancora una volta partiamo per una nuova tappa. I cavalli sembrano aver capito che si tratterà di cosa lunga, perché poco dopo partiti adocchiano un vascone colmo di acqua limpida e fanno il pieno. Risaliamo la collina e riprendiamo la Via dei Frati, avviandoci verso il paesino di Tredozio. Stiamo entrando nel Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, che consideriamo un po’ la nostra seconda casa e che ha fatto da sfondo (un po’ di anni fa…) alle nostre prime vere esperienze di turismo equestre. Ci fermiamo per la sosta panini al Lago di Ponte, tranquillo specchio d’acqua annidato fra salici, pini e querce. Anche qua non c’è nessuno, solo una rilassante silenziosa solitudine, il mondo è proprio a nostra disposizione, ma ne approfitteremo in un’altra occasione…ora si schiaccia un gustoso pisolino fuori programma. Nel pomeriggio, ripreso il controllo della situazione, percorriamo una bella strada bianca fino al Colle del Tramazzo e poi con un sentiero nel bosco arriviamo in prossimità della nostra meta. Scendiamo attraverso i pascoli della collina detta Il Poggio, che domina il borgo di San Benedetto in Alpe (FC), ed arriviamo al Maneggio Ristorante Rio Destro, gestito dagli amici Daniele e Franca. Fa un po’ più fresco, grazie alla maggiore altitudine e alla vegetazione fittissima che riveste di verde cupo le cime circostanti. Siamo anche vicini alla Cascata dell’Acquacheta, citata da Dante nella DC (Inf. Canto VI, mi pare…), che con i suoi numerosi salti sulla roccia produce uno dei rari rumori di questi silenziosi boschi, dove si intuiscono le presenze degli eremi monastici persi nel verde. In mezzo a queste foreste, dove i faggi colonnari svettano come pilastri di cattedrali gotiche, è ancora facilmente percepibile l’atmosfera rarefatta e carica di pathos che fin dal medioevo ha richiamato a queste solitudini i fondatori dei più grandi ordini monastici. Comunque sia, atmosfera rarefatta o meno, l’appetito non manca. Così dopo aver liberato i cavalli nel grande maneggio in erba, ci buttiamo sulle specialità casalinghe della cucina. Crostini, pasta al forno, arrosti ed altre cosucce che ti rimettono al mondo.

Venerdì 27 giugno

Quassù si sta proprio bene, fa fresco e si riesce a dormire ottimamente. Con calma facciamo colazione e prepariamo le bisacce. Per qualche giorno i bagagli che finora sono stati trasportati da parenti ed amici non potranno seguirci e quindi porteremo con noi nelle sacche lo stretto necessario. Saliamo alla Colla del Bucine seguendo una lunga strada bianca, che si snoda appoggiata ad un monte verdissimo ammantato di pascoli e boschi. Appena arrivati lassù vediamo arrivare Daniele e Roberto, i due amici per ci faranno compagnia per due giorni per poi ritornare indietro. Incredibilmente, senza esserci dati un appuntamento esatto, siamo arrivati in questo punto nello stesso minuto di orologio, a volerlo fare…. Arrivano a cavallo da Forlì. Anche loro hanno svariati anni di esperienza di trekking, Daniele con la sua Gigia, maremmana baia ventenne ed ipercinetica e Roberto con Iza, ben più serafico castrone Quarter sauro di 10 anni. Dal Bucine seguiamo un bel sentiero nel bosco e arriviamo alla Colla dei Tre Faggi, punto panoramico e crocicchio di sentieri. E’ ora di fermarsi a mangiare un panino e la Fonte del Sambuchello, poco lontana, capita a proposito. Queste montagne sono veramente un paradiso, così silenziose ed accoglienti, ricche di fonti e sorgenti, d’ombra scura e fresca. Dopo mangiato scendiamo a piedi un ripido sentiero perso nella fitta vegetazione che arriva fin giù in fondo alla buia forra in fondovalle, sotto il fogliame la luce arriva diffusa e l’atmosfera è ovattata. Poi la strada si apre e raggiungiamo Castagno d’Andrea, piccolo borgo frazione di San Godenzo (FI) che, come dice il nome, diede i natali al pittore quattrocentesco Andrea del Castagno. La sosta serale è al Centro Le Casine Equitrekking. I padroni di casa, Alessandro e Stefano, ci stanno aspettando. Sistemiamo i cavalli con una doccia rinfrescante, foraggio e la relativa libertà di un paddock. Scalda il cuore vederli rotolare e poi rialzarsi e sgroppare…stanchi, ma non certo distrutti, felici di aver terminato la giornata di lavoro. Stefano ci offre da bere e concludiamo il pomeriggio con una robusta partita di chiacchiere sotto la pergola, in compagnia anche dei numerosi cani di casa, fra cui spicca Dino, autoritario bastardino di piccola taglia, ma vero padrone di casa, che mette in riga tutti gli altri. Il panorama è magnifico, tutta questa zona è caratterizzata dalla presenza fino dall’antichità di estesissimi castagneti che danno un inconfondibile colpo d’occhio. Le chiome morbide, dal portamento elegante sembrano danzare sui prati tenuti ben puliti per la raccolta delle castagne, e le infiorescenze gialle sui rami danno l’impressione di una trina delicata appoggiata sul verde delle fronde. L’accoglienza è fantastica. Nelle vicinanze ci ospitano in uno splendido casale ristrutturato. La cena, in una trattoria con cucina casalinga è assolutamente ottima, con tagliatelle ai porcini, tortelli verdi, ed una colossale fiorentina che dividiamo in cinque!! Dopo cena chiacchiere sulla terrazza, grappe e assaggi di liquori fatti in casa. Che pace…

Sabato 28 giugno

Colazione in terrazza con pane, prosciutto, torte casalinghe. Selliamo con calma, incuranti delle espressioni costernate dei cavalli. Stefano ci fa strada verso la Sorgente del Borbotto, che raggiungiamo attraverso un sentiero ripido, ma senza pericoli, fra bosco e pineta. I cavalli fanno una gran sudata e li lasciamo riposare ed abbeverare alla fonte, che non è troppo fredda. C’è il tempo per qualche foto. Poi Stefano torna indietro e noi quattro proseguiamo fino a Piancancelli. Imbocchiamo per un tratto il sentiero CAI n. 00, che segue tutta la dorsale appenninica da Nord a Sud della penisola. Oggi la sosta per mangiare i panini la facciamo al Passo della Calla e precisamente alla Burraia, che, come dice il nome, era dove veniva prodotto e conservato il burro. Oggi rimane uno scuro edificio in pietra e la fonte ove zampilla acqua gelata, che appunto dava le condizioni ideali per la produzione e conservazione dei latticini. Poco lontano sorge il rifugio Città di Forlì, gestito dall’amico Guerrino, che Claudio va a trovare. Fino a poco tempo fa Guerrino intratteneva una singolare amicizia con una volpe, subito soprannominata Lula, che veniva a pretendere gli avanzi della cucina, educatamente seduta davanti all’ingresso, fra lo stupore degli escursionisti di passaggio. Abbiamo ancora parecchia strada davanti a noi e così riprendiamo il cammino. Seguiamo ancora lo “00” e poi strade forestali scendendo attraverso i boschi fino a Stia. Vicino ai nuclei abitati il caldo si fa sentire maggiormente, a causa dell’asfalto e del cemento. Oltrepassata Stia arriviamo a Romena, famosa per la Pieve e per il Castello, costruzioni isolate in mezzo ai colli che si sono fatti qui molto più bassi e dolci, con grandi distese gialle di stoppie e boschetti e filari di piante lungo i corsi d’acqua. Si rannuvola. Prendiamo un sentiero segnato CAI 26, che scivola fra i campi coltivati, nascosto da siepi di arbusti spinosi, robinie e sambuchi. Tira vento, sempre più forte. Arriva un temporale che sembra raggiungerci, romba minaccioso sopra di noi, poi si allontana, precedendoci. Prima di lasciarci però ci dimostra il suo affetto: improvvisamente, mentre procediamo un po’ preoccupati di trovarci allo scoperto sotto questi nuvolosi, un fulmine esplode in tutta la sua potenza, cadendo davanti a noi a non più di sessanta metri, con uno schianto assordante e lasciandoci ciechi per qualche istante. I cavalli però non battono ciglio, Indian che è il primo della fila e si è visto esplodere sui piedi questo demonio di luce e rumore, scarta impercettibilmente sulla sinistra e prosegue senza neanche fermarsi. Il fulmine doveva proprio essere il titolo di coda perché il cielo si apre e ricompare il sole. Un ultimo sforzo, risaliamo alcune basse colline, attraversiamo un piccolo guado e finalmente arriviamo all’Agriturismo L’Emera, vicino all’abitato di Poppi (AR). Questa piccola azienda gestita da Claudio e Fulvia, è un gioiello di accoglienza e semplicità. La bella casa in sasso è letteralmente ricoperta di rampicanti e nel cortile vasi, vasetti e recipienti di pietra ospitano fiori e piante di tutti generi, numerosi cani e gatti giacciono qua e la dormendo il sonno del giusto. Si mangia tutti assieme sotto il pergolato fiorito e tutto l’arredamento è in legno, fabbricato artigianalmente. I cavalli possono riposare nel recinto ombreggiato a pochi passi da noi. I nostri compagni di viaggio, Daniele e Roberto stasera ci lasciano, infatti sono già qui alcuni amici con fuoristrada e trailer, pronti a caricare i loro cavalli. Rimaniamo soli, si fa per dire perché a cena siamo in otto fra altri ospiti e i padroni di casa. Anche qui la cucina è superba, pasta e verdure gratinate, un trionfo di zucchine trifolate, salsette varie e cocomero per finire. Si parla di natura, cavalli, parchi, ambiente.

Domenica 29 giugno

Oggi stiamo fermi e diamo un giorno di riposo ai cavalli. Divorano con avidità il fioccato ed il fieno e poi si rilassano ciondolando per il paddock. E’ il momento per un controllo accurato di eventuali ammaccature, abrasioni, ecc. Le gambe sono a posto, i tendini ben visibili, i nodelli asciutti. Una spazzolata e poi una bella spalmata di cremina al talco ed ossido di zinco su un paio di spelature e nel passaggio di cinghia, per prevenire (prevenire, non curare) le fiaccature. Dopo colazione studiamo un po’ di cartine, chiacchieriamo con il nostro ospite, dormicchiamo un po’ nel prato. Anche il pranzo si rivela un tripudio di verdure fresche e cotte, con una parmigiana di zucchine (si sa, quando nell’orto hai le piante di zucchine l’unico problema è come fare per mangiare tutto quello che producono), insalata di pasta e frittatine varie. Fare sera non è un problema, dopo le chiacchiere e l’estatica contemplazione del paesaggio rarefatto e incantato della vallata di Poppi, un saporito sonnellino pomeridiano ci sta a meraviglia. Verso sera cominciano i preparativi per la cena a base di pizza, si cimenta il figlio dei proprietari. Tanto per non rischiare, dalla cucina arrivano anche una invitante insalata di farro e involtini di frittatina e erbette. Vabbé, sacrifichiamoci…

Lunedì 30 giugno

Riprendiamo la nostra marcia di avvicinamento. Oggi ci aspetta il Pratomagno, ultima impegnativa serie di rilievi appenninici prima delle più basse e dolci colline toscane. Saliamo in mezzo ai lecci, lungo larghe strade bianche. Sbagliamo però nella scelta di un sentiero secondario e ci ritroviamo intrappolati in una selva di castagni e ginestre. Romy coraggiosamente obbedisce a Claudio e scavalca le piante intricate, ma capiamo che il sentiero anche se c’è, l’abbiamo perso e così torniamo indietro. Cartina alla mano finalmente imbrocchiamo i passaggi giusti e arriviamo al Rifugio Pratomagno, dove ci fermiamo per mangiare i panini. Poi ricominciamo la salita nei boschi fino a che il paesaggio si apre sui bellissimi pascoli verdi del crinale, attraversati in lungo e in largo da recinti per il bestiame. Il panorama è eccezionale ed il vento forte ci rinfresca non poco le idee. Unico inconveniente, siamo assaliti dai tafani, sono centinaia, tanti come non ne abbiamo mai visti in anni di escursioni. Intorno non si vede un solo bovino a altro animale da pascolo, a dispetto dei chilometri di recinti… e quindi gli insetti li abbiamo richiamati tutti addosso a noi. Questo tormento dura varie ore finche lentamente non scendiamo per un lungo e ripido sentiero, riparato nel bosco. La strada scende ancora e il panorama si apre, davanti a noi si stende la Val d’Arno. Gli ultimi rilievi sono un susseguirsi di basse colline, disposte in fila e la strada le percorre tutte in un continuo saliscendi, abbiamo come l’impressione di camminare sul dorso di un dinosauro addormentato. Il sole si abbassa sull’orizzonte e i colori si fanno fantasticamente dorati. Verso sera arriviamo finalmente a Loro Ciuffenna al Podere Il Cercato, dove ci aspetta Giovanni, l’amico che si è prestato per farci assistenza da ora in avanti, ed i padroni di casa Laura ed Alberto. Questa piccola azienda nata da poco è una vera delizia: le camere sono in realtà appartamenti splendidamente arredati in stile country toscano, con finiture accuratissime. Per i cavalli sono pronti due box in legno, con fieno, mangime ed una dolce raffinatezza, un fascio di foglie di gelso appena colte. La sera a cena è una lotta impari fra noi e una sfilza di piatti squisiti: crostini, pasta con funghi, tagliata di vitello e cinghiale, cantucci e vinsanto.

Martedì 1 luglio

Dopo una pantagruelica colazione, selliamo e Alberto ci accompagna (a pelo, con il suo baio rotondo e lustro) per una deviazione. Infatti nelle vicinanze c’è la zona nota come Le Balze, splendidi canyon di terra rossa in mezzo alla campagna, formati dall’azione erosiva dell’Arno su antichi fondali lacustri. Le colline sono morbide ondulazioni e i campi coltivati a vigna e frutta si alternano a macchie verdi boscose. Vediamo anche le famose coltivazioni di Fagiolo Zolfino, esclusivo di questa zona e tanto decantato dal toscano Beppe Bigazzi, che è proprio di queste parti. Entriamo in una delle strette valli delle Balze. I pinnacoli di terra rossa torreggiano sui piccoli fazzoletti di terra coltivati a grano e mais. Non ci sono abitazioni né altre costruzioni, a parte alcune carbonaie, rotondi pentoloni metallici che sostituiscono i caratteristici grandi accumuli di legna in forma di cupola, in uso nei secoli passati. Le alte pareti di terra e la vegetazione formano ai lati del passaggio due argini compatti che isolano dal resto del mondo. Il silenzio è assoluto. E’ veramente uno spettacolo magnifico, rimaniamo ammutoliti e prendiamo qualche foto. Dopo questo intermezzo incantato ci avviamo verso l’abitato di Terranuova Bracciolini e salutiamo Alberto, che torna indietro. Seguiamo alcune strade bianche, cercando di evitare quando possibile gli attraversamenti di strade asfaltate, ma oggi ci tocca. Siamo ormai scesi dai monti dell’Appennino ed ora il percorso si snoda attraverso il fondovalle percorso dall’Arno, densamente abitato e segnato da arterie importanti ed autostrade. A piedi affrontiamo un paio di tratti su statali trafficate, per attraversare l’abitato di Montevarchi e quindi l’Arno. E’ mezzogiorno e a piedi sull’asfalto il caldo è crudele ed assoluto. Lentamente poi il le case di diradano e troviamo il sentiero CAI che sale nel verde, sulle prime colline del Chianti. Ci fermiamo a mangiare in un posto singolare, annunciato da molti cartelli, il Parco d’Arte Bum Bum Ga (?). Si chiama proprio così, ma non c’è nessuno a cui chiedere il perché. E’ in pratica un giardino, un prato circondato da alberi, e qua e là costellato di numerosi oggetti, tronchi d’albero, elementi metallici, totem in ferro, una cinquecento coperta da una strana rete di filamenti…, aste e altre sagome che immaginiamo essere opere di un qualche artista contemporaneo… Con evidente sprezzo della cultura leghiamo i cavalli alla catena di recinzione e facciamo uno spuntino. Riprendiamo la strada, per fortuna ombreggiata, anche se in salita. Attraversiamo il piccolo abitato di Ricasoli, dove troviamo una fontana. I cavalli si litigano la precedenza a bere dal secchio pieghevole e anche noi riempiamo bottiglie e borracce. Ancora una volta su per un colle raggiungiamo l’antico abitato di Montegonzi, arroccato sul cocuzzolo e lo aggiriamo. Infine verso la metà pomeriggio eccoci all’agriturismo La Forra. Sistemiamo i cavalli in un grande recinto sotto una fitta pineta. Romy ed Indian, dopo aver effettuato un saggio giro di ricognizione lungo tutto il perimetro del recinto, si buttano a terra rotolando soddisfatti. Domani li aspetta una gradita sorpresa, d’ora in poi avranno la compagnia di altri cavalli, con i quali condividere le lunghe ore di strada e con i quali incoraggiarsi a vicenda. Per ora comunque fanno sparire il fioccato con la velocità di un aspirapolvere. Bene, adesso possiamo andare a farci una bella doccia e poi Claudio e Giovanni approfittano anche della piscina. Nel frattempo arrivano con i trailer gli amici che stavamo aspettando. Giustina e Roberto, da Faenza con le loro cavalle anglo arabe Tracy e Zhody, anzianotte ma molto grintose, Paola ed Alberto da Cesena con i loro due arabi, Fakir fascinoso sauro intero con un glorioso passato da fondista e Saigon, castrone grigio di 7 anni. Infine arriva anche Giorgio, da Bologna, con il delizioso arabo baio Gelso. Ci rilassiamo a bordo piscina, come facoltosi frequentatori di Country Club e siamo pure rapiti dalla bellezza del panorama. Da quassù si vede tutta la Val d’Arno, costellata di paesi e borghi e dominata dalla massa scura del Pratomagno, come in un plastico perfetto in cui basti allungare la mano per toccarne i particolari. Ernesto (il proprietario dell’agriturismo) ed alcuni suoi amici cenano con noi e naturalmente si parla di cavalli, cavalli, cavalli.

Mercoledì 2 luglio

Selliamo mentre Giovanni, la nostra Assistenza è uscito a cavallo all’alba con Ernesto per portare le vacche maremmane allevate qui in azienda nei loro pascoli. Una meritata pausa alla routine del trasporto di secchi e bagagli al nostro seguito. Paola e lo stalloncino Fakir si esibiscono in una serie di impennate (l’entusiasmo della partenza, ne riparliamo fra qualche giorno) e quindi ci incamminiamo. Ci accompagna Sandro, addestratore del centro, con passato da ostacolista. Chiacchierando fittamente delle nostre esperienze equestri, argomento assolutamente inedito, percorriamo una comoda strada bianca immersa nel verde, fino a che il panorama si apre e ci ritroviamo fra le caratteristiche colline del Chianti. Da qui in poi è un trionfo di casali, cascine, piscine, borghi, aziende vinicole, vigne, torri e castelli. Passiamo Gaiole ed altre località, fino a Vagliagli, dove ci fermiamo per la sosta di mezzogiorno, ospitati da Santino, cavaliere della zona, che nel pomeriggio sarà anche la nostra guida. Dal colle su cui sorge Vagliagli vediamo la collina di Siena, il profilo di torri evidente nella foschia in controsole. Già da adesso cominciamo a sentire un’atmosfera particolare, mentre ci avviciniamo al capoluogo. Infatti stasera c’è il Palio e, anche se nessuno di noi apprezza particolarmente la rudezza di questa corsa, siamo comunque influenzati dalla sempre maggiore vicinanza fisica del rito collettivo. Santino ci guida attraverso sentieri e bordi delle ordinatissime vigne, e man mano che procediamo ci indica la pista di allenamento della Pantera, la scuderia del fantino dell’Istrice, contrada squalificata per vari anni a causa di irregolarità nell’ultimo Palio. Arriviamo in vista della Cassia, da qui conosciamo meglio la strada e così Santino ci lascia e torna a casa. Ci fermiamo ad un bar-ristorante poco più avanti e facciamo appena in tempo a farci consegnare qualche bottiglia di acqua e birra. Poi chiudono in fretta a furia e ci troviamo intorno il deserto. Anche le auto sulla Cassia si contano sulle dita della mano… effetto Palio… Ci avviamo e attraversiamo lentamente la distesa di Pian del Lago, ampia prateria interrotta qua e là da macchie di bosco. Fiancheggiamo a lungo una serie di grandi recinti, un allevamento di cavalli, dalle fattezze forse sono purosangue inglesi. Decine di lucenti fattrici baie e i loro numerosi puledri alternano momenti di perplessa immobilità a improvvise galoppate di gruppo. Fakir ce la mette tutta per farsi notare da tutta quella superba popolazione femminile, lanciando nitriti e mostrando l’armamentario in dotazione. Finita la pianura, ricominciamo a salire verso il Lecceto, zona a Sud Ovest di Siena, appunto un foltissimo esteso bosco di lecci, con annesso Eremo Agostiniano. In una radura di questo bosco si trova la nostra meta di oggi, il Circolo Il Cannuccio. Al nostro arrivo è tutto pronto per accoglierci e troviamo anche tutti gli amici Emiliani e Veneti, che da domani proseguiranno con noi il viaggio verso Grosseto. Arrivati qui in trailer o camion hanno già sistemato i cavalli, pronti per domani. Descriverli tutti è un po’ difficoltoso, dato che siamo diventati in quaranta, con una trentina di cavalli. Ci sono gli amici di Reggio, Amos, Nerino, Pino, Decimo e Maurizia con le loro due gemelle adolescenti, dagli inconfondibili capelli rossi, Nadia con il suo maculato stallone Appaloosa, Luigi, Alberto e la moglie, con tre magnifici bai con fisico da ostacolisti, mentre dal Veneto vengono Gianni e Mirka eil lror variopinto gruppo di amici, grandi appassionati di trekking e del gruppo dei Nomadi, al quale è intitolato il loro van, Mattia, con il suo baio specialista in impennate per puro spirito di contraddizione, Alberto, in un perfetta tenuta sahariana beige– stivali di cuoio con speroni in ottone – scacciamosche di crine – cappello paglia Panama. Nessuna traccia invece di titolari del centro, cavalieri, proprietari o altri frequentatori, probabilmente tutti nella propria Contrada in attesa del momento della Mossa. Io, Claudio e Giovanni, in quanto organizzatori del viaggio e quindi detentori del potere, prendiamo possesso della roulotte vicino alla Club House e spediamo gli altri nel campeggio-residence poco distante a farsi una doccia prima di cena. In quanto alla cena, abbiamo prenotato al Vecchio Maniero, un posto scovato durante uno dei week-end di ricognizione prima del viaggio. Una roba da film, una specie di imponente villa-palazzo in pietra e mattone, con una superba terrazza affacciata sul tipico giardino toscano costellato di cipressi, cancellate e sinuosi elementi architettonici sei-settecenteschi. Lampade di carta posizionate sulle balaustre diffondono una luce morbida, man mano che si fa sera e il crepuscolo si spegne sulle colline senesi. Vedo parecchie facce con la tipica espressione ebete-affascinata, fra le quali la mia.

Giovedì 3 luglio

Anche stamattina selliamo per l’ennesima tappa. Il nostro numeroso gruppo si sgrana per tre-quattrocento metri, mentre seguiamo una strada bianca, fiancheggiata da muretti in pietra a secco. La giornata si preannuncia bellissima, limpida, ma ventilata. Attraversiamo piccole vallette e risaliamo basse colline, verso i paesi di Ancaiano e Tonni, sempre immersi in questa zona verdissima di boschi. Al paesino di Tonni ci fermiamo per abbeverare i cavalli, si fanno i turni nel riempire i secchi pieghevoli. Proseguiamo attraverso sentieri sassosi e scendiamo in una cava di marmo ormai dismessa. Una polvere finissima si alza, smossa dagli zoccoli dei cavalli e ne siamo avvolti e ben incipriati. Al successivo attraversamento stradale ci aspettano gli amici che ci seguono con furgoni e trailers e che oggi portano i panini. La sorgente dove avevamo previsto la sosta si è prosciugata e così si sono dati da fare per trovare un’alternativa. Lungo uno stradello sassoso hanno scovato un piccolo affioramento d’acqua, poco più che una pozzanghera e pazientemente hanno riempito vari secchi con l’acqua che lentamente trasuda dal terreno. Ne approfittiamo per fermarci a mangiare i panini, lasciando il tempo ai cavalli di riposarsi un po’ e di bere tutti. Dalle auto d’appoggio sbucano fuori anche alcune bottiglie di vino bianco fresco (!) e grappa. Inutile negare l’importanza di una qualificata Assistenza nello svolgimento di un trekking… Nel pomeriggio attraversiamo la zona detta Pentolina. Anche qui l’ambiente è verde e boscoso, quercioli e querce da sughero, castagni selvatici ed arbusti vari compongono un fitto riparo sopra le nostre teste, che non permette al sole di arrostirci più di tanto. Entriamo nella Riserva Naturale del Fiume Merse, che guadiamo più volte, dato che serpeggia indisturbato seguendo la nostra stessa direzione verso il mare. I guadi, freschi, con acqua bassa e tranquilla, sono una goduria per noi e per i cavalli, che bevono ancora una volta a sazietà e poi raspano il fondo sollevando alti spruzzi. Ancora due belle alture ammantate di foresta e siamo a San Galgano. Per chi di noi non ha mai visto questo posto l’emozione è forte. Arrivarci a cavallo, con il sole ormai basso all’orizzonte e trovarsi di fronte la solida massa dell’Abbazia, rossa nella luce del tardo pomeriggio, circondata da quinte scure di pini e cipressi, dà l’impressione di provenire da un viaggio fuori dal tempo e da ogni legame con la routine di tutti giorni. Qui, mentre per gli umani l’Azienda Coop San Galgano è attrezzatissima per ospitalità e ristoro, per i cavalli non vi è nessuna struttura apposita. Ci sistemiamo con recinti elettrici portatili nel cortile erboso di un vicino rudere. Al piano terra ci sono alcuni locali agibili che erano probabilmente vecchie stalle per bovini. Ricoveriamo lì alcuni cavalli ed i due stalloni. Fieno e mangime sono già sul posto, forniti dall’Azienda previo accordo. Per l’acqua c’è una cisterna in disuso, e per la quale ero un po’ preoccupata. Infatti quando siamo venuti in avanscoperta non ho pensato di controllare la qualità dell’acqua e con questa siccità pensavo che si fosse prosciugata o fosse divenuta imbevibile. Un bel problema con trenta cavalli assetati. Invece si rivela fresca e limpida, è evidente che la cisterna pesca in una qualche falda sottostante. Inoltre, tutti i cavalieri, invece di sbuffare per dover tirare su a mano ogni secchio d’acqua, sono deliziati da questo insolito fatto, e attaccato un secchiello ad una longia, continuano a sfornare secchiate d’acqua, litigandosi il privilegio. I cavalli sembrano stare tutti bene, tutti mangiano con avidità, senza problemi. Indian trova anche il tempo di tormentare Romy scacciandolo continuamente da ogni angolo del paddock che condividono. Nel paddock vicino infatti, ci sono le due cavallo di Roberto e Giustina, ed Indian fino a due anni fa era intero, qualcosa si ricorda, specialmente il fatto che gli spetta il possesso delle femmine nelle vicinanze, anche se solo virtuale. Romy non reagisce e so che fa così non per mancanza di coraggio, ma proprio perché non gli va di abbassarsi al livello di quel grigio rompiglione che gli sta tutto il giorno alle costole. Però Romy deve mangiare e riposarsi, quindi con un ulteriore pezzo di cordella elettrica li divido, povero Cristo di cavallo, dalla pazienza infinita. Sistemati i cavalli, c’è tempo per la doccia, per chiacchiere e brindisi vari e aperitivi nel giardino dell’agriturismo. Mi accorgo ad un tratto che Claudio è sparito e rimane assente per quasi due ore. Torna completamente fradicio di sudore, per la camminata a piedi di alcuni chilometri. E’ andato a verificare il tratto iniziale del percorso di domani, difficile da trovare perché perso nella boscaglia fitta che caratterizza questa zona. In questi ultimi tre giorni sente molto la responsabilità di “organizzatore”, di dover trovare il percorso man mano che avanziamo, studiando la carta e confrontandola con la realtà. Comunque tutti i nostri cavalieri sanno che si tratta di un viaggio impostato in questo modo. Anzi alcuni di loro, che hanno esperienza in gare di trek, hanno ricevuto una copia delle carte dell’itinerario proprio per collaborare alla scelta del percorso. Mai nessuno durante il viaggio protesta per le fermate ai bivii, per le inversioni di marcia e le ricerche degli imbocchi giusti nella boscaglia. Tutti attendono pazienti le decisioni di Claudio e dei suoi “consulenti”. L’atmosfera è serena e rilassata, urla di scherno, canti e risate echeggiano dalla testa alla coda del gruppo,

Venerdì 4 luglio

Smontiamo i paddock e affidiamo l’attrezzatura all’Assistenza. Siamo pronti per partire, ma un cavallo perde un ferro e così occorre fare una rimessa volante. Ci incamminiamo per un sentiero che ci porta di nuovo a guadare il Merse, e poi attraverso la campagna intorno Monticano e nella Riserva Naturale del fiume Farma. Anche questa zona é interamente ricoperta di vegetazione, e incontriamo spesso il fiume che ci offre addirittura una bella spiaggia di sassi e sabbia, dove ci fermiamo per la sosta panini e dove qualcuno ne approfitta per fare il bagno. Siamo nelle vicinanze del Podere Vignacci e dato che Claudio ha alcuni dubbi sull’imbocco del prossimo sentiero, telefona a Giovanni che ci aspetta più avanti, alla caserma della Forestale vicino al Castello del Belagaio. Quasi immediatamente Giovanni ci ritelefona che entro mezz’ora ci raggiungerà una persona a cavallo per darci una mano nel trovare il percorso. Dopo neanche venti minuti arriva, si chiama Marco e monta a pelo una rotonda impassibile giumenta saura. Gli offriamo i nostri panini che accetta volentieri, per la fretta di venirci ad aiutare non ha nemmeno mangiato. Marco ci guida per un tratto lungo il fiume, infatti l’imbocco del sentiero è ostruito dai rami depositati da una qualche piena, e avremmo faticato non poco a trovarlo. Prendiamo il sentiero direttamente dalla sponda del fiume e saliamo nel sottobosco fino al Castello del Belagaio, dove ci aspetta la nostra Assistenza. Anche qui siamo circondati dai grandi recinti dell’Allevamento, da dove le fattrici ci osservano a distanza di sicurezza. Anche qui c’è acqua disponibile per noi e per i cavalli. E troviamo ancora acqua nel pomeriggio scendendo per i sentieri che attraversando più volte il torrente Gretano. Lentamente il paesaggio si fa più aperto, le colline si abbassano ulteriormente e i campi prendono più spesso il posto del bosco. Un altro cavallo perde un ferro, che però viene immediatamente ritrovato e rimesso. Dopo neanche dieci minuti di sosta tutto è a posto e possiamo ripartire, per l’ultimo tratto di percorso che ci porta a Roccastrada, a Le Lupinaie, attualmente piccolo allevamento di cavalli di razze Americane e prossimamente anche Agriturismo. Per i cavalli abbiamo a disposizione alcuni grandi paddock, che suddividiamo subito in recinti più piccoli con le cordelle elettriche, in modo da potervi liberare il massimo numero di cavalli. Stasera siamo alloggiati nella vicina Paganico, con cena in trattoria, dove la cucina maremmana è ormai d’obbligo e così arrivano in tavola Tortelli di patate e Pollo in Scottiglia, Cantucci e Vinsanto.

Sabato 5 luglio

Selliamo per l’ultima tappa, anche oggi è una splendida giornata e il caldo opprimente che ci aspettavamo rimane solo uno spauracchio. Ci incamminiamo per una lunga rettilinea strada bianca che ci porta fino ai piedi delle ultime alture da superare prima di arrivare a Grosseto. Il percorso sale sulla collina di Monte Leoni, in mezzo a boschi di quercioli, lecci, sughere. Molti di questi alberi sono appena stati scortecciati e vediamo, ammonticchiate qua e là, le cataste di sughero pronte per essere portate via. Lo stradello bianco e pietroso comincia improvvisamente a scendere ed intravediamo la piana davanti a noi, l’abitato di Grosseto e dietro, in lontananza nella foschia, il mare. Un panorama fantastico che si stende a perdita d’occhio. Questo sentiero ci dovrebbe portare diritti alla pianura, ma dopo poco incrociamo due fuoristrada della Forestale. Ci avvertono che se proseguiamo troveremo poi a valle la strada bloccata da recenti recinzioni e cancelli, non segnati in carta, e dovremo risalire il monte per trovare un’alternativa. Decidiamo così di seguire il loro consiglio e proseguire non più in discesa, ma a mezza costa per un tratto e poi imboccare un sentiero alternativo. Pazientemente invertiamo la marcia e seguiamo le loro indicazioni. Però, dopo un lungo tratto ben visibile, la traccia si restringe, si fa più incerta fino a che non la perdiamo del tutto, la vegetazione ci si chiude davanti e ci ritroviamo in trenta imbottigliati fra le ginestre e sepolti di frasche. Nessuno fa una piega, anzi arrivano grida di scherno a proposito delle capacità mentali e visive della guida. Mentre Luigi, bloccato a metà colonna scorge al suo fianco l’imbocco del sentiero giusto, che abbiamo oltrepassato senza vederlo perché parzialmente nascosto da una catasta di sughero. Dopo un ordinato dietro front risaliamo per quel passaggio e siamo fuori dall’incertezza. Questa deviazione forzata ci è comunque costata almeno un’ora e mezza di strada in più. Finalmente, dopo aver superato il paese di Batignano, scendiamo definitivamente nella pianura coltivata al uliveto e sostiamo al piccolo centro Equestre La Sughera. Leghiamo i cavalli nel recinto in sabbia e subito qualcuno si esibisce in “rotolamento con sella”. Dopo una buona bevuta, Indian e Romy, inconsapevoli che fra mezza giornata la loro fatica sarà terminata, ciondolano semiaddormentati per il caldo. Claudio sale in macchina con Giovanni e assieme vanno a verificare il percorso del pomeriggio. I campi di stoppie, ulivi e la macchia mediterranea danno al paesaggio i caratteristici polverosi affascinanti colori giallo, grigio e verde mentre attraverso una serie di strade bianche disposte a scacchiera ci avviciniamo a Grosseto. Scorgiamo in lontananza numerosi altri cavalieri, come noi ormai alla fine del loro percorso. Ad un incrocio sosta un nutrito gruppo di cavalieri guidati da alcuni butteri nei loro abiti tradizionali e armati di rampino. Diamo loro la precedenza e ci accodiamo a loro, non è mica una gara, noi la nostra piccola sfida l’abbiamo già vinta, siamo qua. E’ l’ultimo chilometro, un po’ d’asfalto, un po’ di traffico, siamo a Grosseto.

PUNTI TAPPA, RISTORO E ALLOGGIO CAVALLI

  • Maneggio Amico Cavallo Via Monte Spada, 1 Marzeno di Faenza (RA) Rif. Francesco e Rita Varoli Posizione panoramica sulle prime colline faentine. Pensione cavalli, lezione, passeggiate, nutrito calendario di escursioni, raduni, gare. Ambiente familiare ed informale. www.amicocavallo.org

  • Circolo Turismo Equestre Il Lineto Rif. Fam. Rossi – Fam. Zoli cell. 349 5509059 Circolo privato sulla media collina forlivese. Ospitalità cavalieri di passaggio. Modigliana (FC)

  • Circolo Equestre La Brileta Via dei Cimiteri Modigliana (FC) Prop. Luigi - Rif. Roberto 349 5509059 In collina, sulla riva di un fiume. Pensione cavalli, addestramento e vendita cavalli.

  • Maneggio Ristorante Rio Destro San Benedetto in Alpe (FC) Rif. Daniele e Franca tel. 0543 965291 Nel Parco delle Foreste Casentinesi. Ristorante, alloggio, lezione, passeggiate, pensione cavalli. Ambiente familiare ed informale.

  • Le Casine Equitrekking Castagno d’Andrea – San Godenzo (FI) Resp. Stefano cell. 333 1948900 Alloggio e ristoro per cavalli e cavalieri, lezioni, passeggiate.

  • Agriturismo L’Emera Loc. Filetto – Poppi (AR) Rif. Claudio & Fulvia tel. 0575 550538 www.l’emera.it

  • Podere Il Cercato Loro Ciuffenna Rif. Alberto & Laura tel 339 6108054

  • Agriturismo La Forra Montegonzi (AR) Rif. Ernesto tel 055 966091 www.laforra.it

  • Il Cannuccio Circolo Equestre Loc Locaia – Lecceto di Siena (SI) Rif. Massimo 333 2522449 - Paolo cell. 339 3827297 Pensione cavalli, lezioni, passeggiate.

  • Villa Lechner Ristorante Vecchio Maniero Sovicille (SI) Rif. Federico Tel. 0577 314500

  • Coop Agricola San Galgano Scrl Loc. San Galgano – Chiusdino (SI) Rif. Angela 0577 756292 www.sangalgano.it

  • Az. Agr. Le Lupinaie Via Stazione, sn – Roccastrada (GR) Rif. Maria Grazia & Roberto tel 0564 563114 Allevamento, pensione cavalli, presto agriturismo. www.lelupinaie.it